Anginofobia

8 03 2008

soffocare

I soggetti con questa fobia temono di morire soffocati da qualcosa che vada loro di traverso come del cibo, delle pillole, dei piccoli oggetti (orecchini, bottoni, etc.) dei liquidi e perfino la saliva. Tale paura li porta a selezionare il cibo per quantità e qualità scegliendo quello che da loro una parvenza di sicurezza, ciò perché l’esposizione allo stimolo fobico (oggetti o situazioni temute) provoca un’immediata risposta ansiosa con picchi che possono assumere la forma di un attacco di panico. Nell’adulto questa reazione ansiosa imponente, è in genere riconosciuta come irragionevole ed eccessiva rispetto al pericolo corso realmente; nel bambino, al contrario, questa consapevolezza esiste raramente. La paura non riguarda tanto lo stimolo in se stesso quanto le conseguenze spaventose che possono derivare dal contatto con esso. La anginofobia frequentemente si associa all’agorafobia, al disturbo ansioso generalizzato, alla fobia sociale, alla depressione o al disturbo oppositivo
Gli oggetti o le situazioni temute tendono a comprendere cose che possono realmente rappresentare una minaccia o avere rappresentato una minaccia in qualche momento della storia personale del soggetto.
La fobia spesso si instaura come reazione di evitamento ad eventi realmente accaduti di soffocamento magari ingerendo cibo o lische di pesce vissuti in prima persona o trasversalmente osservando altre persone esposte al trauma o che esprimono paura o attraverso le informazioni ottenute dai media, medici, familiari, amici, etc.
I primi sintomi di solito si manifestano nella fanciullezza o nella prima adolescenza e possono manifestarsi in un’età più giovane per le donne rispetto agli uomini.
La diagnosi richiede che la situazione temuta sia evitata oppure vissuta con estremo disagio e che interferisca significativamente con il funzionamento dell’individuo, nella routine quotidiana della persona e nelle relazioni interpersonali, nel funzionamento lavorativo o nella vita sociale della persona.
Spesso in questi soggetti è stata erroneamente diagnosticata una disfagia cioè un disturbo della deglutizione, o un’iperiflessia faringea.
Per comprendere il disturbo bisogna conoscere il periodo e le circostanze di insorgenza del sintomo.
Il trattamento di elezione è la terapia cognitivo-comportamentale con l’esposizione all’oggetto o situazione temuti, sia “in vivo” che nella “propria immaginazione”.
In vivo l’esposizione necessita del contatto reale con lo stimolo fobico mentre nel secondo caso il confronto avviene attraverso la descrizione data dal terapista e l’immaginazione del paziente stesso. Queste tecniche di esposizione sono utilizzate sia all’interno di terapie di gruppo che individualmente; nelle riunioni di gruppo l’esempio e l’incoraggiamento degli altri partecipanti sono spesso d’aiuto a convincere la persona ad affrontare la situazione temuta.
Un altro tipo di intervento attuabile è quello psicodinamico.
clicmedicina.it





Anemofobia o ancraofobia

8 03 2008

paura vento

Paura del vento, delle correnti d’aria.





Androfobia

8 03 2008

Paura dell’uomo da parte della donna.
Per uscire da questa paura, questa repulsione, per liberarsi di ciò che impedisce di star bene e raggiungere il benessere, si dovrà lavorare per “tappe”: la prima sarà quella di prendere coscienza del fenomeno fobico; la seconda è la consapevolezza, nel senso di riconoscere che non è una debolezza e che non si è in grado di liberarsene da soli; la terza tappa è l’azione: riguarda la strategia da usare per far fronte a questa fobia, per liberarsene, per acquisire la fiducia e favorire una buona autostima. E’ importante, comunque, non flagellarsi con l’accusa di essere eccessivamente paurosi e di reagire in modo irrazionale a certe situazioni (questo atteggiamento non aiuta, anzi scoraggia e toglie la forza per un eventuale cambiamento: da questa condizione emotiva è possibile uscire). Le fobie possono avere un effetto logorante: conoscere la causa della paura non significa farla scomparire e restituire le forze. Perciò risulta più efficace “lavorare” per superarle, in modo da ottenere piccole esperienze positive di successo che a loro volta costituiscono una motivazione. L’approccio terapeutico, pur nella sua complessità, nella maggioranza dei casi può portare a soluzioni permanenti o, nei casi gravi, dare buoni risultati in quanto la persona conserva e mantiene sempre un buon rapporto con la realtà. Essendo, quindi, consapevole dell’irragionevolezza ed eccessiva del proprio stato ansiogeno verso la situazione temuta, sarà in grado, con l’aiuto di una persona qualificata, di sviluppare un processo di consapevolezza e rielaborazione delle proprie problematiche
Franco Rossi





Amaxofobia

8 03 2008

Amaxofobia

Amaxofobia (dal greco “amaxos”, carro) è la riluttanza a guidare un’automobile che può essere dovuta, ad esempio, ad insicurezza, al coinvolgimento diretto o di persone care in incidenti stradali.

Da una ricerca del MAPFRE (un istituto assicurativo spagnolo), il 6% degli “amaxofobi” avrebbe perso completamente la capacità di stare al volante per una forma di paura paralizzante, paura che svanirebbe nel caso in cui l’auto fosse guidata da altri. Secondo la ricerca coordinata dal dottor Antonio García Infanzón, ne “soffrirebbero” 7,2 milioni di automobilisti spagnoli.

wikipedia





Ailurofobia

8 03 2008

pauragatti

La paura dei gatti, tecnicamente chiamata “ailurofobia”, e’ piuttosto rara, ma quando si manifesta puo’ causare innumerevoli disagi a chi ne soffre. Uno dei motivi della sua origine puo’ essere un trauma infantile: un’improvvisa e spiacevole emozione violenta in cui e’ stato protagonista un gatto adulto o un micino. Quando siamo piccoli vediamo il soffice gattino come qualcosa di particolarmente morbido e carezzevole e ci viene voglia di prenderlo in braccio e di tenercelo stretto. A volte pero’ i gattini reagiscono malamente a questo atteggiamento eccessivamente zelante e tirano fuori le loro unghie affilate. L comportamento del gattino e’ talmente inaspettato quando si verifica per la prima volta che assume i connotati di un vero e proprio tradimento. A quel punto la sfiducia puo’ tramutarsi in terrore e l’animale viene conseguentemente evitato; ben presto si sviluppa una decisa fobia. Un’altro motivo che puo’ dare origine alla fobia dei gatti e’ la paura irrazionale dei genitori del bambino, i quali temono che il loro gatto possa cercare di soffocare il nuovo nato sedendogli addosso mentre dorme nella culla. Di conseguenza, molti bambini probabilmente hanno vissuto l’esperienza della madre che correva urlando nella loro cameretta e cacciava via il gatto.

La cura per la fobia dei gatti e’ piuttosto semplice, ma e’ alquanto penosa per chi ne soffre. Infatti, si basa su una serie di lezioni graduali di familiarizzazione durante le quali la “vittima” entra piano piano in contatto con oggetti che ricordano i piccoli felini. Poi, gradualmente, il gattino viene portato piu’ vicino e giorno dopo giorno la fobia dovrebbe diminuire di intensita’, finche’ alla fine la “vittima” riesce effettivamente a tenere in braccio il micino.

Il sito della Giungla