Aviofobia

16 03 2008

aviofobia

L’aviofobia o aviatofobia è la paura di volare in aereo.
I voli commerciali per vacanze o per lavoro sono diventati importanti e a volte essenziali nella vita moderna, ma causano stati di ansia in molte persone. Quanto l’ansia raggiunge livelli significanti tanto da interferire nella possibilità di viaggiare delle persona in aereo si parla di aviofobia.
La paura di volare si manifesta sotto forma di ansia che impedisce alla persone di viaggiare in aereo, o le causa afflizioni quando è costretta a viaggiare in aria. I sintomi estremi includono attacchi di panico o vomito alla sola menzione degli aerei o viaggi in aereo.
Statisticamente i voli in aereo sono più sicuri dei viaggi in automobile, tuttavia poiché le fobie sono molto individuali e soggettive, le statistiche non influiscono molto sulle paure. Queste possono essere attribuite alla percezione delle conseguenze di un incidente in aereo comparate a quelle con un’automobile.
La paura di volare può essere indotta da vari fattori

* paura degli spazi chiusi (claustrofobia), come quello di un aereo
* paura dell’altezza (acrofobia)
* non avere il controllo della situazione (fine del topo)
* paura delle folle (agorafobia)
* esperienze precedenti traumatizzanti accadute in volo (o la perdita di famigliari, amici, … in un disastro aereo)
* paura di attacchi terroristici
* paura delle turbolenze
* paura di avere un attacco di panico
* paura di volare sull’acqua o di notte

Alcuni accusano i mass media come cause principale della paura di volare, in quanto sensazionalizzerebbero i disastri aerei.

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Aracnofobia

13 03 2008

aracnofobia

L’aracnofobia è la paura irrazionale dei ragni. Può presentarsi nella forma di una forte repulsione, fino a un livello di incontrollabile orrore. È una fobia molto diffusa e a essa sono legati molti dei significati che il folklore e l’immaginario associano ai ragni.

Il ragno è un animale che, per le sue caratteristiche, ha colpito e stimolato l’immaginario umano, entrando (spesso come una creatura leggendaria) nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra le numerose attestazioni, spiccano in particolare il mito di Aracne e il fenomeno del tarantismo.

Come il serpente, anche il ragno alterna una simbologia positiva ad una negativa, in base a come le sue stesse caratteristiche (anatomiche, comportamentali, persino “psicologiche”) sono state interpretate di volta in volta.

Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito l’immaginario umano è la laboriosità del ragno, unita a una grande precisione tecnica, che tale animale dimostra nel tessere la propria tela. Da ciò derivano molti miti (in primis quello greco di Aracne), in cui tale caratteristiche divengono il centro o, quantomeno, lo spunto della narrazione e – spesso – il fulcro del significato morale.

Altro aspetto molto rilevante, questa volta in chiave negativa, è il pericolo potenziale rappresentato dal ragno, predatore, talvolta velenoso, che grazie alla sua tela – o, in alcuni casi, alla caccia – si procura il cibo per divorarlo ancora in vita dopo averlo paralizzato.





Anginofobia

8 03 2008

soffocare

I soggetti con questa fobia temono di morire soffocati da qualcosa che vada loro di traverso come del cibo, delle pillole, dei piccoli oggetti (orecchini, bottoni, etc.) dei liquidi e perfino la saliva. Tale paura li porta a selezionare il cibo per quantità e qualità scegliendo quello che da loro una parvenza di sicurezza, ciò perché l’esposizione allo stimolo fobico (oggetti o situazioni temute) provoca un’immediata risposta ansiosa con picchi che possono assumere la forma di un attacco di panico. Nell’adulto questa reazione ansiosa imponente, è in genere riconosciuta come irragionevole ed eccessiva rispetto al pericolo corso realmente; nel bambino, al contrario, questa consapevolezza esiste raramente. La paura non riguarda tanto lo stimolo in se stesso quanto le conseguenze spaventose che possono derivare dal contatto con esso. La anginofobia frequentemente si associa all’agorafobia, al disturbo ansioso generalizzato, alla fobia sociale, alla depressione o al disturbo oppositivo
Gli oggetti o le situazioni temute tendono a comprendere cose che possono realmente rappresentare una minaccia o avere rappresentato una minaccia in qualche momento della storia personale del soggetto.
La fobia spesso si instaura come reazione di evitamento ad eventi realmente accaduti di soffocamento magari ingerendo cibo o lische di pesce vissuti in prima persona o trasversalmente osservando altre persone esposte al trauma o che esprimono paura o attraverso le informazioni ottenute dai media, medici, familiari, amici, etc.
I primi sintomi di solito si manifestano nella fanciullezza o nella prima adolescenza e possono manifestarsi in un’età più giovane per le donne rispetto agli uomini.
La diagnosi richiede che la situazione temuta sia evitata oppure vissuta con estremo disagio e che interferisca significativamente con il funzionamento dell’individuo, nella routine quotidiana della persona e nelle relazioni interpersonali, nel funzionamento lavorativo o nella vita sociale della persona.
Spesso in questi soggetti è stata erroneamente diagnosticata una disfagia cioè un disturbo della deglutizione, o un’iperiflessia faringea.
Per comprendere il disturbo bisogna conoscere il periodo e le circostanze di insorgenza del sintomo.
Il trattamento di elezione è la terapia cognitivo-comportamentale con l’esposizione all’oggetto o situazione temuti, sia “in vivo” che nella “propria immaginazione”.
In vivo l’esposizione necessita del contatto reale con lo stimolo fobico mentre nel secondo caso il confronto avviene attraverso la descrizione data dal terapista e l’immaginazione del paziente stesso. Queste tecniche di esposizione sono utilizzate sia all’interno di terapie di gruppo che individualmente; nelle riunioni di gruppo l’esempio e l’incoraggiamento degli altri partecipanti sono spesso d’aiuto a convincere la persona ad affrontare la situazione temuta.
Un altro tipo di intervento attuabile è quello psicodinamico.
clicmedicina.it





Anemofobia o ancraofobia

8 03 2008

paura vento

Paura del vento, delle correnti d’aria.





Androfobia

8 03 2008

Paura dell’uomo da parte della donna.
Per uscire da questa paura, questa repulsione, per liberarsi di ciò che impedisce di star bene e raggiungere il benessere, si dovrà lavorare per “tappe”: la prima sarà quella di prendere coscienza del fenomeno fobico; la seconda è la consapevolezza, nel senso di riconoscere che non è una debolezza e che non si è in grado di liberarsene da soli; la terza tappa è l’azione: riguarda la strategia da usare per far fronte a questa fobia, per liberarsene, per acquisire la fiducia e favorire una buona autostima. E’ importante, comunque, non flagellarsi con l’accusa di essere eccessivamente paurosi e di reagire in modo irrazionale a certe situazioni (questo atteggiamento non aiuta, anzi scoraggia e toglie la forza per un eventuale cambiamento: da questa condizione emotiva è possibile uscire). Le fobie possono avere un effetto logorante: conoscere la causa della paura non significa farla scomparire e restituire le forze. Perciò risulta più efficace “lavorare” per superarle, in modo da ottenere piccole esperienze positive di successo che a loro volta costituiscono una motivazione. L’approccio terapeutico, pur nella sua complessità, nella maggioranza dei casi può portare a soluzioni permanenti o, nei casi gravi, dare buoni risultati in quanto la persona conserva e mantiene sempre un buon rapporto con la realtà. Essendo, quindi, consapevole dell’irragionevolezza ed eccessiva del proprio stato ansiogeno verso la situazione temuta, sarà in grado, con l’aiuto di una persona qualificata, di sviluppare un processo di consapevolezza e rielaborazione delle proprie problematiche
Franco Rossi





Amaxofobia

8 03 2008

Amaxofobia

Amaxofobia (dal greco “amaxos”, carro) è la riluttanza a guidare un’automobile che può essere dovuta, ad esempio, ad insicurezza, al coinvolgimento diretto o di persone care in incidenti stradali.

Da una ricerca del MAPFRE (un istituto assicurativo spagnolo), il 6% degli “amaxofobi” avrebbe perso completamente la capacità di stare al volante per una forma di paura paralizzante, paura che svanirebbe nel caso in cui l’auto fosse guidata da altri. Secondo la ricerca coordinata dal dottor Antonio García Infanzón, ne “soffrirebbero” 7,2 milioni di automobilisti spagnoli.

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Ailurofobia

8 03 2008

pauragatti

La paura dei gatti, tecnicamente chiamata “ailurofobia”, e’ piuttosto rara, ma quando si manifesta puo’ causare innumerevoli disagi a chi ne soffre. Uno dei motivi della sua origine puo’ essere un trauma infantile: un’improvvisa e spiacevole emozione violenta in cui e’ stato protagonista un gatto adulto o un micino. Quando siamo piccoli vediamo il soffice gattino come qualcosa di particolarmente morbido e carezzevole e ci viene voglia di prenderlo in braccio e di tenercelo stretto. A volte pero’ i gattini reagiscono malamente a questo atteggiamento eccessivamente zelante e tirano fuori le loro unghie affilate. L comportamento del gattino e’ talmente inaspettato quando si verifica per la prima volta che assume i connotati di un vero e proprio tradimento. A quel punto la sfiducia puo’ tramutarsi in terrore e l’animale viene conseguentemente evitato; ben presto si sviluppa una decisa fobia. Un’altro motivo che puo’ dare origine alla fobia dei gatti e’ la paura irrazionale dei genitori del bambino, i quali temono che il loro gatto possa cercare di soffocare il nuovo nato sedendogli addosso mentre dorme nella culla. Di conseguenza, molti bambini probabilmente hanno vissuto l’esperienza della madre che correva urlando nella loro cameretta e cacciava via il gatto.

La cura per la fobia dei gatti e’ piuttosto semplice, ma e’ alquanto penosa per chi ne soffre. Infatti, si basa su una serie di lezioni graduali di familiarizzazione durante le quali la “vittima” entra piano piano in contatto con oggetti che ricordano i piccoli felini. Poi, gradualmente, il gattino viene portato piu’ vicino e giorno dopo giorno la fobia dovrebbe diminuire di intensita’, finche’ alla fine la “vittima” riesce effettivamente a tenere in braccio il micino.

Il sito della Giungla





Agorafobia

4 03 2008

Agorafobia

L’agorafobia (dal greco αγορά, “piazza”) – talora erroneamente considerata la “paura degli spazi aperti” a causa dell’etimo del vocabolo stesso – è una sensazione di grave disagio che l’individuo prova allorché si ritrova in ambienti non familiari e teme di non riuscire a controllare la situazione, specie ove vi sia difficoltà a trovare una fuga immediata verso un luogo sicuro (di solito la propria abitazione).

La gravità dell’ansia e dei comportamenti evitanti sono variabili, l’agorafobia è una delle manifestazioni più invalidanti, in quanto chi ne soffre spesso diventa completamente dipendente dalle mura domestiche. L’agorafobia può riguardare l’uscire di casa, l’entrare nei negozi, nei luoghi pubblici, il viaggiare da soli nei bus, nei treni o negli aerei; gli attacchi di panico possono riguardare: avere un collasso o di essere lasciati senza aiuto in pubblico, oppure dalla mancanza di un’uscita di sicurezza immediata (una delle caratteristiche chiave di queste situazioni agorafobiche). Il timore delle conseguenze sociali di una crisi di panico dovuta ad agorafobia spesso diviene esso stesso un’ulteriore causa di crisi.

Ne sono colpite in prevalenza donne in età compresa fra i 20 e i 32 anni. Sintomi depressivi e ossessivi e fobie sociali possono essere presenti ma non dominano il quadro clinico. In assenza di una cura effettiva, l’agorafobia può divenire cronica, sebbene di solito altalenante.





Acluofobia

3 03 2008

Buio

L’acluofobia (o scotofobia dal greco σκότος – oscurità) è la paura dell’oscurità e del buio in generale. Nel caso della nictofobia la paura è limitata unicamente all’oscurità notturna.

Gli affetti da questa fobia soffrono di una anormale e persistente paura dell’oscurità, sia essa dovuta alla notte o ad ambienti non illuminati, nonostante razionalmente si rendano conto che questa non è una reale minaccia. L’acluofobia è tipica dei bambini, che man mano viene risolta con la crescita ma che in alcuni casi può persistere anche nell’età adulta.

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Acarofobia

3 03 2008

La sindrome di Ekbom
Ekbom’s syndrome

 

M. CAIMI, GP DONA’, G. COLOMBO

Dipartimento di scienze Neurologiche e Psichiatriche, Università di Padova


Correspondence: Dr. G. Colombo, 3° Servizio Psichiatrico, via Giustiniani 2, 35128 Padova, Italy – Tel. +39 49 8213829 – Fax +39 49 8755574
La Sindrome di Ekbom, o Delirio di Infestazione, o Delirio Dermatozoico, è una malattia poco conosciuta, caratterizzata dalla convinzione delirante di essere infestati da parassiti.

La prima osservazione clinica di una persona che attribuiva i propri sintomi ad un insetto risale al 1843 (Charcellay De Thours): la paziente credeva di aver ingerito dei ragni bevendo dall’acqua di una sorgente. Il riconoscimento delle componenti psichiatriche dell’affezione avvenne in seguito (1).
Nel 1892 il francese Thiebirge (2) riferisce di alcuni malati che credevano di avere la Scabbia, senza però presentare alcun reperto obiettivo. Egli classificò questa Sindrome come “Acarofobia”, considerandola simile alla “Gonococcofobia”, alla “Sifilofobia” e ad altre manifestazioni patologiche caratterizzate dal timore di essere colpiti da qualche morbo.
Nel 1902 e 1921 gli psichiatri Raeche e Camper parlano l’uno di “Ipocondria Monosintomatica”, l’altro di “Lesione Talamica”, senza però suffragare quest’ultima ipotesi con prove obiettive.
Nel 1928 Mc Namara (3) riporta 5 casi descrivendoli come “Allucinazioni Cutanee Visive”, sottolineando così per la prima volta il carattere delle false percezioni nei disturbi dei pazienti e il coinvolgimento delle funzioni tattili e visive.
Nel 1929 Schwarz (4) descrivendo 5 casi di soggetti affetti da tale disturbo li classifica nelle “Psicosi Maniaco Depressive”, attribuendo ad una fase melanconica l’insorgere del prurito, e ad una successiva fase ipomaniacale l’interpretazione delirante. L’autore trae il proprio convincimento dall’esame caratterologico e dall’anamnesi dei pazienti, alcuni dei quali erano distimici, o avevano avuto precedenti episodi depressivi e presentavano tare familiari.
Il termine “Delirio” come sintomo più caratteristico di questo quadro compare per la prima volta nel 1930 con Mallet e Male (5), che con il termine di “Delirio Cenestesico” evidenziano anche il carattere allucinatorio del fenomeno.
La loro osservazione viene perfezionata nel 1932 da Borel et al. (6), i quali sottolineandone gli aspetti fobico-ossessivi e allucinatori, danno a questa sindrome il nome di “Ossessione Allucinatoria Zoopatica”.
È solo però Ekbom (7) nel 1938 che in seguito a 7 osservazioni del fenomeno e dopo un’accurata revisione della letteratura precedente, ne pone in rilievo le caratteristiche principali.
La sindrome si manifesta generalmente durante l’età presenile o senile, in prevalenza nel sesso femminile e in assenza di segni di deterioramento cognitivo o della personalità.
L’esordio è improvviso e brutale in relazione ad un avvenimento preciso: il contatto con un animale, l’aver indossato un indumento di qualche persona, o ingerito materiale infetto. In coincidenza cronologica con questo episodio, insorge un intenso prurito o solletico che rivela al soggetto l’esistenza di una infestazione. Successivamente compare un delirio monotematico lucido, sistematizzato, cronico e centrato sulla convinzione di avere piccoli animali o parassiti sulla pelle o sotto di essa. Tale convincimento è accompagnato dal tentativo persistente di convincere i medici della veridicità dei sintomi riportati con prove di tipo materiale: frustoli di pelle, capelli, etc.
Contestualmente al delirio compaiono fenomeni allucinatori visivi (descrizioni dei parassiti, delle loro uova) e aptici (pruriti, formicolii, punture).
La descrizione dei parassiti è molto dettagliata: bestie, moscerini, cimici, pulci, piccole cose nere di forma indefinita. L’infestazione può essere limitata a qualche parte o riguardare l’intera superficie corporea.
Il soggetto nel tentativo di liberarsi dai parassiti, tende a mettere in atto una serie di strategie: lavaggi ripetuti del corpo e dei capelli, applicazione locale di prodotti disinfestanti, tentativo di estirpare gli animaletti con pinze o lamette. La casa viene disinfestata periodicamente, ma, in seguito abbandonata, perché i pazienti rilevano l’estrema resistenza dei parassiti, i vestiti e la biancheria sono cambiati ripetutamente e a volte anche bruciati.
Tali persone richiedono incessantemente terapie farmacologiche moltiplicando le visite specialistiche, soprattutto di dermatologi, infettivologi, entomologi, ai quali forniscono reperti come pezzetti di pelle o altro, da loro identificati come esemplari di parassita.
Le lesioni cutanee, ove presenti, sono infatti proprio dovute ai traumatismi che i pazienti si infliggono nel tentativo cruento di estrarre gli animaletti tramite punteruoli, forbici o piccoli oggetti appuntiti.
La convinzione delirante di essere infestato e il timore di poter contagiare altre persone, può indurre nel soggetto sentimenti di vergogna.
Alcuni autori (8) (9) segnalano la possibilità che per un certo periodo si possa sviluppare un delirio indotto in altre persone conviventi col paziente e affettivamente significative. Già intorno al 1928 Mc Namara riferiva il caso di un delirio a 2: si trattava di 2 vecchie sorelle conviventi che insieme avevano manifestato la falsa convinzione di essere infestate da parassiti. Lo stesso Sack (10) riportò il caso di una famiglia i cui componenti influenzati da una zitella isterica, avevano iniziato a grattarsi, sviluppando la convinzione delirante di aver contratto la Scabbia. Nel 1988 Zamperetti e Goldwurm (11) riportano il caso di una giovane donna di 28 anni HIV positiva, affetta da cirrosi epatica, con la convinzione delirante di essere affetta da una parassitosi cutanea in assenza di deficit cognitivo o della personalità. In seguito si sarebbe verificato anche nella madre e nella nonna della paziente un fenomeno di induzione della medesima forma psicotica.
Purtroppo non sempre questi pazienti giungono all’osservazione di uno psichiatra, poiché data l’esistenza di un disturbo del contenuto del pensiero e la negazione di una componente psicopatologica del fenomeno, i soggetti non ritengono opportuno consultare questo genere di specialista, per cui ogni allusione in tal senso da parte di conoscenti, familiari o medici curanti, determina sentimenti di ostilità e indifferenza

Etiologia

La Sindrome di Ekbom pone da sempre questioni di ordine nosografico ed eziopatogenetico.
Sembra che un insieme di fattori psicologici, sociali ed organici possano contribuire all’insorgere di tale quadro.
Alcuni autori (12) (13) ipotizzano che alla base della sindrome esistano disturbi endocrinologici, data la sua netta predominanza nel sesso femminile e l’insorgenza in seguito alla menopausa.
In diversi casi riportati in letteratura la malattia è associata ad alcuni quadri internistici, come la leucemia linfoide, la carenza di vitamina B 12, l’anemia perniciosa, l’insufficienza renale cronica, il diabete, l’ipotiroidismo, la pellagra (12) (14) (15).
Alcuni autori hanno riscontrato nei pazienti segni di deterioramento mentale e atrofia cerebrale coesistenti con il delirio dermatozoico (16) (17).
In altri casi la remissione dei sintomi sembra essere conseguente alla risoluzione di disturbi cardiovascolari (18).
L’ottica psicodinamica (19)-(21) evidenzia le strette relazioni esistenti tra la pelle e lo psichismo, attraverso il concetto di Anzieu di “Io-Pelle”, in base al quale la pelle sarebbe la parte più parlante del corpo sulla quale si scaricherebbero tutte le tensioni. Il parassita possiederebbe quindi tutte le qualità per materializzare una minaccia diffusa. Sempre secondo questo punto di vista, il prurito e il conseguente grattamento sarebbero meccanismi intrapsichici legati a desideri sessuali rimossi.
Le intossicazioni da sostanze stupefacenti (cocaina, anfetamine), quelle da alcool e il sovradosaggio da farmaci con proprietà anticolinergiche, possono indurre fenomeni allucinatori sul versante tattile simili alla Sindrome di Ekbom (22) (23).
Lo stesso Thieberge (2) nel 1894, riprendendo una pubblicazione di Magnan del 1889, aveva sottolineato le analogie tra il delirio dermatozoico e alcuni quadri psichiatrici presentati dai cocainomani, i quali riferivano di avere tutto il corpo, i vestiti e gli oggetti invasi da insetti e microbi. Ulteriori osservazioni condotte negli anni successivi (22) (24) (25) avrebbero confermato presso i cocainomani la sensazione di oggetti in movimento simili a degli insetti per il loro carattere mobile, vibrante e veloce alla periferia del campo visivo. Gli stessi autori riportano effetti simili anche in seguito al consumo di anfetamine, che aumenterebbero il risveglio corticale e indebolirebbero le zone inibitrici del cervello, permettendo la liberazione di percezioni allucinatorie fino ad allora represse. Sotto l’effetto di tali sostanze il soggetto svilupperebbe un comportamento stereotipo di pulizia cutanea simile a quello riscontrato negli animali in seguito alla somministrazione di anfetamine e che precederebbe il sopraggiungere delle allucinazioni tattili.
Anche il sovradosaggio di farmaci con proprietà anticolinergiche può indurre fenomeni allucinatori simili alla Sindrome di Ekbom.
La comparsa di un quadro simile è stato osservato in 2 pazienti sotto IMAO dopo il miglioramento della sintomatologia depressiva: si sarebbe verificato un prurito generalizzato scomparso con la sospensione del farmaco (26).
Alcuni autori (27) hanno ipotizzato che la retinopatia diabetica, il glaucoma, la cataratta, possano avere un ruolo significativo nella patogenesi della malattia, poiché alterazioni a carico della vista e dell’udito sembrano predisporre all’insorgenza di tratti paranoici e parafrenici.
Anche i fattori socio ambientali sembrano svolgere un ruolo nell’insorgenza del disturbo. Spesso i soggetti vivono soli, hanno scarsi rapporti sociali e interpersonali con conseguenti sentimenti di solitudine e seguono regimi alimentari squilibrati e carenti.
Dal punto di vista psichiatrico, la sindrome può sottendere vari disturbi: psicosi tossiche, disturbi schizofrenici, affettivi, nevrotici o paranoidei.
Alcuni autori (27) (28) si sono interrogati sui legami esistenti tra personalità ossessiva, depressione e delirio di infestazione. Si è infatti notato talvolta l’apparire di un delirio dermatozoico in soggetti con tratti di personalità anancastica marcata. In altri casi sembra trattarsi di personalità paranoica o istrionica. Inoltre certi sintomi del delirio sembrano contornarsi di un alone ossessivo, come la lotta ansiosa permanente, la verifica incessante, il timore di contagiare altre persone.
Lo stesso Ekbom (7) aveva evidenziato le somiglianze con le forme paranoidee per la sistematizzazione e limitazione del delirio, soprattutto con le manifestazioni dei querulomani, a cui i pazienti assomigliavano per tenacia e fastidiosità. La valenza affettiva, vivace nel paranoico, nei pazienti affetti dalla sindrome sembra però avere solo una minima parte nella genesi delle idee deliranti.
Spesso i soggetti e i parenti prossimi presentano una morbilità per disturbi psichiatrici (attacchi di panico, disturbo ossessivo compulsivo, disturbi affettivi e psicotici) più elevata che nella popolazione generale. I pazienti hanno spesso una personalità fragile, emotivamente instabile, talvolta con tratti aggressivi (12).

Le proposte terapeutiche

Occorre inanzitutto ricercare e, se presente, trattare in maniera adeguata eventuali affezioni organiche che possono essere responsabili del prurito come il diabete, le nefropatie, i linfomi e reali infestazioni parassitarie. È necessario escludere inoltre la presenza di affezioni dermatologiche come eczemi, dermatite erpetiforme, pediculosi, scabbia (22) (24).
La maggior parte di tali pazienti rifiuta, come già detto, di consultare uno psichiatra negando la possibilità di una componente emotiva del fenomeno.
Per quanto attiene alla terapia farmacologia, sono stati usati antidepressivi triciclici e non, benzodiazepine e neurolettici.
I casi riportati in letteratura mostrano un miglioramento della sintomatologia con l’impiego della Pimozide e dell’Aloperidolo, anche se raramente si assiste ad una remissione completa del disturbo (22) (29). Con la somministrazione di tali neurolettici la convinzione delirante di essere infestati persisterebbe, ma in maniera meno invasiva.
Si è inoltre osservato che i pazienti affetti dalla Sindrome di Ekbom in seguito alla sospensione del Pimozide non avevano ricadute per molto tempo e che esse, una volta verificatesi, erano bloccate con la riassunzione del farmaco (30).

Conclusioni

La Sindrome di Ekbom pone diverse questioni di ordine nosografico ed eziopatogenetico.
Sembra che un’insieme di fattori psicologici, sociali e organici possano contribuire all’insorgere di questo quadro; resta comunque difficile precisare con esattezza le caratteristiche della personalità prima dell’insorgere della malattia.
Una presa in carico multidisciplinare gioca spesso un ruolo importante nel miglioramento della sintomatologia.
In letteratura gli antidepressivi triciclici e non, le benzodiazepine e i neurolettici sembrano mostrare un miglioramento della sintomatologia, ma nel nostro caso la mancanza di compliance e l’impossibilità di valutare a distanza l’effetto del farmaco somministrato, non essendosi presentati al controllo proposto, non hanno potuto offrire contributo alcuno alla valutazione della terapia.

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