Aviofobia

16 03 2008

aviofobia

L’aviofobia o aviatofobia è la paura di volare in aereo.
I voli commerciali per vacanze o per lavoro sono diventati importanti e a volte essenziali nella vita moderna, ma causano stati di ansia in molte persone. Quanto l’ansia raggiunge livelli significanti tanto da interferire nella possibilità di viaggiare delle persona in aereo si parla di aviofobia.
La paura di volare si manifesta sotto forma di ansia che impedisce alla persone di viaggiare in aereo, o le causa afflizioni quando è costretta a viaggiare in aria. I sintomi estremi includono attacchi di panico o vomito alla sola menzione degli aerei o viaggi in aereo.
Statisticamente i voli in aereo sono più sicuri dei viaggi in automobile, tuttavia poiché le fobie sono molto individuali e soggettive, le statistiche non influiscono molto sulle paure. Queste possono essere attribuite alla percezione delle conseguenze di un incidente in aereo comparate a quelle con un’automobile.
La paura di volare può essere indotta da vari fattori

* paura degli spazi chiusi (claustrofobia), come quello di un aereo
* paura dell’altezza (acrofobia)
* non avere il controllo della situazione (fine del topo)
* paura delle folle (agorafobia)
* esperienze precedenti traumatizzanti accadute in volo (o la perdita di famigliari, amici, … in un disastro aereo)
* paura di attacchi terroristici
* paura delle turbolenze
* paura di avere un attacco di panico
* paura di volare sull’acqua o di notte

Alcuni accusano i mass media come cause principale della paura di volare, in quanto sensazionalizzerebbero i disastri aerei.

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Aracnofobia

13 03 2008

aracnofobia

L’aracnofobia è la paura irrazionale dei ragni. Può presentarsi nella forma di una forte repulsione, fino a un livello di incontrollabile orrore. È una fobia molto diffusa e a essa sono legati molti dei significati che il folklore e l’immaginario associano ai ragni.

Il ragno è un animale che, per le sue caratteristiche, ha colpito e stimolato l’immaginario umano, entrando (spesso come una creatura leggendaria) nel folklore e nella mitologia di vari popoli. Tra le numerose attestazioni, spiccano in particolare il mito di Aracne e il fenomeno del tarantismo.

Come il serpente, anche il ragno alterna una simbologia positiva ad una negativa, in base a come le sue stesse caratteristiche (anatomiche, comportamentali, persino “psicologiche”) sono state interpretate di volta in volta.

Uno degli aspetti che ha maggiormente colpito l’immaginario umano è la laboriosità del ragno, unita a una grande precisione tecnica, che tale animale dimostra nel tessere la propria tela. Da ciò derivano molti miti (in primis quello greco di Aracne), in cui tale caratteristiche divengono il centro o, quantomeno, lo spunto della narrazione e – spesso – il fulcro del significato morale.

Altro aspetto molto rilevante, questa volta in chiave negativa, è il pericolo potenziale rappresentato dal ragno, predatore, talvolta velenoso, che grazie alla sua tela – o, in alcuni casi, alla caccia – si procura il cibo per divorarlo ancora in vita dopo averlo paralizzato.





Anemofobia o ancraofobia

8 03 2008

paura vento

Paura del vento, delle correnti d’aria.





Androfobia

8 03 2008

Paura dell’uomo da parte della donna.
Per uscire da questa paura, questa repulsione, per liberarsi di ciò che impedisce di star bene e raggiungere il benessere, si dovrà lavorare per “tappe”: la prima sarà quella di prendere coscienza del fenomeno fobico; la seconda è la consapevolezza, nel senso di riconoscere che non è una debolezza e che non si è in grado di liberarsene da soli; la terza tappa è l’azione: riguarda la strategia da usare per far fronte a questa fobia, per liberarsene, per acquisire la fiducia e favorire una buona autostima. E’ importante, comunque, non flagellarsi con l’accusa di essere eccessivamente paurosi e di reagire in modo irrazionale a certe situazioni (questo atteggiamento non aiuta, anzi scoraggia e toglie la forza per un eventuale cambiamento: da questa condizione emotiva è possibile uscire). Le fobie possono avere un effetto logorante: conoscere la causa della paura non significa farla scomparire e restituire le forze. Perciò risulta più efficace “lavorare” per superarle, in modo da ottenere piccole esperienze positive di successo che a loro volta costituiscono una motivazione. L’approccio terapeutico, pur nella sua complessità, nella maggioranza dei casi può portare a soluzioni permanenti o, nei casi gravi, dare buoni risultati in quanto la persona conserva e mantiene sempre un buon rapporto con la realtà. Essendo, quindi, consapevole dell’irragionevolezza ed eccessiva del proprio stato ansiogeno verso la situazione temuta, sarà in grado, con l’aiuto di una persona qualificata, di sviluppare un processo di consapevolezza e rielaborazione delle proprie problematiche
Franco Rossi





Agorafobia

4 03 2008

Agorafobia

L’agorafobia (dal greco αγορά, “piazza”) – talora erroneamente considerata la “paura degli spazi aperti” a causa dell’etimo del vocabolo stesso – è una sensazione di grave disagio che l’individuo prova allorché si ritrova in ambienti non familiari e teme di non riuscire a controllare la situazione, specie ove vi sia difficoltà a trovare una fuga immediata verso un luogo sicuro (di solito la propria abitazione).

La gravità dell’ansia e dei comportamenti evitanti sono variabili, l’agorafobia è una delle manifestazioni più invalidanti, in quanto chi ne soffre spesso diventa completamente dipendente dalle mura domestiche. L’agorafobia può riguardare l’uscire di casa, l’entrare nei negozi, nei luoghi pubblici, il viaggiare da soli nei bus, nei treni o negli aerei; gli attacchi di panico possono riguardare: avere un collasso o di essere lasciati senza aiuto in pubblico, oppure dalla mancanza di un’uscita di sicurezza immediata (una delle caratteristiche chiave di queste situazioni agorafobiche). Il timore delle conseguenze sociali di una crisi di panico dovuta ad agorafobia spesso diviene esso stesso un’ulteriore causa di crisi.

Ne sono colpite in prevalenza donne in età compresa fra i 20 e i 32 anni. Sintomi depressivi e ossessivi e fobie sociali possono essere presenti ma non dominano il quadro clinico. In assenza di una cura effettiva, l’agorafobia può divenire cronica, sebbene di solito altalenante.





Acrofobia

3 03 2008

acrofobia

L’acrofobia(dal greco àkros =elevato e fòbos =paura )appartiene al gruppo delle fobie “specifiche”. Le persone che soffrono di questa fobia, temono le altezze e i luoghi chiusi molto profondi (es. chiese). L’entrare in un grattacielo o il salire su di un balcone scatena nell’individuo, affetto da acrofobia,un’immotivata paura e può provocare veri e propri attacchi di panico e, quindi, tutte le condizioni di stress psicofisico che da esso ne derivano, quali : giramenti di testa, tremore, tachicardia, debolezza, aumento della sudorazione, sino ad importanti crisi respiratorie. C’è però da dire che questi sintomi non si manifestano obbligatoriamente;l’individuo acrofobico potrebbe semplicemente nutrire un profondo senso di disagio o perlopiù avere una leggera crisi nervosa.

Come nasce e come si cura l’ACROFOBIA

Essendo una fobia di tipo specifico, l’acrofobia nasce irrazionalmente, in seguito forse ad una precedente esperienza negativa infantile come la semplice caduta da un mobile o da un ripiano sopraelevato, e molto spesso il soggetto acrofobico ha la paura stessa di aver paura, prima ancora che si manifesti l’evento scatenante. Ad esempio, chi soffre di acrofobia può esprimere i sintomi della malattia prima ancora di entrare, putacaso, in un grattacielo, sapendo però di dovervi entrare. Ma come si cura allora l’acrofobia ? Tentare di ragionare o di confortare l’individuo mentre sta avendo un attacco di panico è pressoché inutile. Il metodo migliore sarebbe di indurre il “paziente” a superare la fobia con la ragione, essendo questa una malattia irrazionale(vd. amigdala), tramite delle sedute psicoterapeutiche che portino l’individuo a riflettere,poco alla volta, sulla propria paura e sull’inutilità di essa. Infine un altro metodo per curare questa fobia può essere l’utilizzo di massaggi rilassanti che predispongono l’organismo del paziente a ridurre notevolmente gli stress psicofisici.

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